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MODENA CITY RAMBLERS
10 AGOSTO 2004 – ORE 22.00 - ETNICA 2004 DISO FOLK FESTIVAL
A Diso i Modena City Ramblers presentano l’ultimo lavoro
discografico “¡
Viva la vida, muera la muerte!”: tappa unica in provincia di
Lecce.
I Modena City Ramblers nascono nel 1991 come gruppo di folk irlandese.
Nel 1993, stupiti del calore con cui è accolta la loro mistura
di punk, celtic folk e canti della resistenza italiana, incidono lo
storico demotape COMBAT FOLK.
Nel 1994 esce il primo album, RIPORTANDO
TUTTO A CASA, un disco con cui i Modena City Ramblers rivendicano la
loro identità meticcia, fatta di Irlanda ed Emilia, dei racconti
sulla Resistenza e gli anni Settanta (che loro, per ragioni anagrafiche,
non hanno “vissuto” pienamente), di viaggi e di lotte.
Nel 1996 arriva nei negozi un secondo album, LA GRANDE FAMIGLIA, tutto
dedicato al pubblico che si va stringendo attorno alla band. Il suono
comincia a cambiare, e il folk (fin dall'inizio suonato con attitudine
punk) a indurirsi, contaminandosi con il rock. E’ dell’estate
di quell’anno il fortunato ed apprezzato tour fatto in compagnia
del folletto Paolo Rossi, in un inedito connubio tra musica, satira
e comicità resistente.
Nel 1997 esce il terzo album, TERRA E
LIBERTA’, fortemente influenzato dai viaggi nel continente latino-americano
e dalla lettura di suoi importanti scrittori, alcuni dei quali diventano
interlocutori e amici del gruppo (Luis Sepúlveda, Daniel Chavarria,
Paco Ignacio Taibo II). Il combat folk si irrobustisce di suggestioni
letterarie e suoni più elettrici, allarga gli orizzonti senza
perdere la sua identità, diventa patchanka celtica. Nel frattempo
cresce il consenso intorno al gruppo come live-band. I Modena City
Ramblers saltano, suonano forte, si divertono e fanno divertire.
Nel
novembre 1998, realizzano RACCOLTI, insolito album dal vivo registrato
in un pub irlandese d'Emilia, completamente acustico e con un pubblico
composto da pochi amici.
FUORI CAMPO, del 1999, è la fotografia
della vicenda artistica del gruppo nella sua completezza: nelle canzoni
convivono l’amore per l’Irlanda e i suoni del folk irlandese
degli esordi, le suggestioni africane e balcaniche, il recupero della
tradizione popolare italiana e la nuova ricerca espressiva più “contaminata”.
Dalle piazze italiane ai piccoli club delle Asturie e della Catalogna,
dall’Albania delle esibizioni di solidarietà al Sudafrica
di importanti festival, i Modena City Ramblers macinano chilometri,
impegni ed esperienze e definiscono la loro vocazione meticcia proponendosi
come fenomeno non solo italiano.
Alla fine di ottobre del 2001 il gruppo
si trasferisce armi e bagagli in quel di Napoli, per intraprendere
le registrazioni del nuovo album RADIO REBELDE, che esce
nel febbraio 2002 e si presenta come un vero e proprio collage sonoro-emozionale,
con i suoi tredici pezzi uniti dal filo rosso dell’attualità,
del viaggio di conoscenza e confronto, della memoria, della denuncia
e della ribellione culturale. Le canzoni si susseguono componendo un
quadro d’insieme che suggerisce un nuovo modo di intendere la
propria musica da parte dei Ramblers: il risultato è un’evoluzione
della patchanka celtica in cui il punk, l’elettronica, il dub,
il reaggae, i ritmi africani, latini e balcanici sono ormai innestati
nella originaria componente folk e popolare in maniera del tutto personale
e innovativa, definendo un nuovo “Ramblers-style”.
La tournée
di RADIO REBELDE dura un anno e mezzo, con oltre cento concerti e una
grande conferma quanto a riscontro di pubblico:
i Ramblers
sono diventati senza dubbio una delle più importanti realtà live
italiane.
Nel gennaio 2003 esce ¡VIVA LA VIDA, MUERA LA MUERTE!, dove
forte è il segno dell’esperienza vissuta nelle comunità zapatiste
che hanno ospitato i Ramblers in Chiapas. Con la frase che dà il
titolo all’ultimo lavoro i rappresentanti delle comunità zapatiste
chiudevano i loro formali e serissimi discorsi pubblici di benvenuto
nei riguardi dei Modena City Ramblers. Una rivendicazione che in
sé comunica già tutto: si nasce, si lavora e si lotta
per la vita. Perché essa sia soprattutto dignità, gioia,
piacere, rispetto, scelta, cooperazione, PASSIONE. Con “¡Viva
la Vida, Muera la Muerte!” i Ramblers trovano il perfetto equilibrio
tra poesia e lotta, vocazione internazionalista e amore per le proprie
tradizioni, curiosità per i suoni e le canzoni di tante diverse
culture e desiderio di sperimentare e cercare nuove strade espressive.
Nel cd c’è anche “Il Testamento di Tito”,
che tocca il tema del rapporto tra religione istituzionalizzata e
società, celebrando l’omaggio dei Ramblers al più grande
poeta di musica italiano, Fabrizio De Andrè. (www.ramblers.it)
I componenti del gruppo:
- Stefano "Cisco" Bellotti: voce solista,
chitarra, mandolino
- Arcangelo “Kaba” Cavazzuti: tastiere, batteria, percussioni,
chitarra, mandolino, cori
- Franco D'Aniello: tin whistle, flauto, tromba, cori
- Massimo “Ice” Ghiacci: basso, chitarra baritono, cori
- Francesco “Fry” Moneti: chitarra, violino, mandolino,
cori
- Roberto Zeno: batteria, percussioni, tastiere, mandolino, cori
E si avvalgono della collaborazione di:
- Daniele Contardo: fisarmonica, organetto, plettri
- Luca “Gabibbo” Giacometti: bouzouki, mandolino, chitarra,
banjo
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